Partigiani atroci giustizieri

Tuttolibri del 24/02/2007

di Giorgio Boatti

Tre libri raccontano, da angolazioni e con modalitÓ assai diverse, storie per molti versi simili:crimini che si collocano dentro la parabola della Resistenza, delitti maturati all'interno del mondo partigiano.
Di grande rigore storiografico Ŕ Il piombo e l'argento. La vera storia del partigiano Facio raccontata con efficacia da Carlo Spartaco Capogreco: la strabiliante parabola che porta il ventiquattrenne Dante Castellucci, il comandante Facio appunto, dalla natia Calabria sino all'Appennino tra Parma e La Spezia dove, per mano di altri partigiani, troverÓ la sua tragica fine.
A farne un leader militare indiscusso Ŕ non solo l'esperienza bellica, maturata come soldato dell'Armir sul Don, in Russia, ma anche la maturazione politica favorita dai legami stretti con due leggendarie famiglie comuniste. Attraverso Otello Sarzi, confinato in Calabria, Castellucci entra in contatto con i Sarzi, artisti girovaghi che utilizzano gli spettacoli del loro "teatro tenda" per tessere legami di partito. Poi conoscerÓ la famiglia simbolo della Resistenza italiana, quella dei Cervi.
Proprio con i sette figli di Alcide Cervi, poi tutti fucilati, Castellucci sarÓ arrestato in seguito all'irruzione fascista nella fattoria dei "Campi rossi". Castellucci si salverÓ prima fingendo di essere un prigioniero di guerra francese e poi evadendo dal carcere di Reggio, prendendo la via della montagna e, di lý a poco, guidando in azioni leggendarie la divisione "Guido Picelli" tra Parma, Massa e La Spezia.
La fine di Castellucci Ŕ provocata dal rifiuto di sottostare alla ambizioni di un ambiguo commissario politico che si fa strumento della volontÓ del Pci spezzino per inglobare la "Picelli". Accusato di aver sottratto materiale paracadutato dagli alleati per altre unitÓ, "Facio" Ŕ arrestato dalla formazione partigiana avversaria, sottoposto a un processo farsa e fucilato.
Capogreco delinea in modo esemplare gli aspetti politici e i fattori personali della tragedia: rende le modalitÓ da "purga staliniana" e le sorde lotte di partito che provocano l'eliminazione di questo comandante partigiano insignito, nel 1963, di medaglia d'argento al valor militare per essere caduto valorosamente, colpito dai 2nazi-fascisti".
In realtÓ proprio lo sbandamento derivante dall'uccisione di Facio favorirÓ il massiccio rastrellamento dell'agosto 1944 con cui i tedeschi e repubblichini entreranno in profonditÓ nelle valli uccidendo e devastando.

 

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